La Procura contesta la cooperazione in omicidio colposo per il decesso del neonato avvenuto durante il parto. Secondo i consulenti, un cesareo d'urgenza avrebbe potuto salvare il bambino. Proseguono intanto le indagini
Tutti gli articoli di Cronaca
PHOTO
Si è conclusa con una doppia richiesta di rinvio a giudizio l’indagine per la morte del piccolo Matteo Russo, avvenuta due anni fa durante la nascita all’ospedale Santa Maria degli Ungheresi di Polistena. L’accusa, per due ostetriche del reparto di Ostetricia e ginecologia, è di cooperazione in omicidio colposo. È quanto rende noto Giesse Risarcimento danni, società specializzata in assistenza e tutela legale.
La morte del piccolo Matteo
In particolare, la società riporta – in una nota stampa – la richiesta del procuratore aggiunto Santo Melidona: «Avendo la responsabilità di monitorare mediante cardiotocografo l'evoluzione del travaglio - si legge nell’atto- non riconoscevano chiari segni di sofferenza fetale e non richiedevano l'intervento del ginecologo in presenza di evidenti anomalie cardiotocografiche, per poi interrompere il tracciato cardiotocografico malgrado differente indicazione medica».
Per ottenere giustizia e conoscere tutta la verità su quanto accaduto in quei tragici momenti, i genitori del piccolo Matteo, residenti a Taurianova, si sono affidati al gruppo di Lamezia Terme, specializzato nel risarcimento di casi di malasanità.
La perizia
Decisiva, per la doppia richiesta di rinvio a giudizio è stata la perizia tecnica affidata dalla Procura a due consulenti molto esperti in materia, la professoressa Alfonsa Pizzo e il dottor Giovanni Andò. «Qualora le ostetriche avessero osservato le prescrizioni delle Linee Guida, nonché le indicazioni del ginecologo, con elevato grado di probabilità prossimo alla certezza – si legge tra le loro conclusioni - sarebbe stato possibile procedere con un parto cesareo d’urgenza e ciò avrebbe permesso al feto di nascere vivo».
La richiesta del cesareo e la tragica morte del piccolo Matteo
«Quella sera la mamma del piccolo Matteo lo aveva provato a chiedere più volte, tra crescente disperazione, il cesareo, ma purtroppo le era stato più volte negato – sottolinea Mary Paolella, consulente di Giesse Lamezia Terme – L’intero periodo della gravidanza era andato per il meglio, mamma e bimbo erano in ottime condizioni, si tratta di una tragedia inaccettabile, da cui entrambi i poveri genitori non si sono più ripresi». Per la stessa vicenda è in corso un supplemento di indagine anche nei confronti di un altro dei sanitari coinvolti, per il quale era stata inizialmente chiesta l’archiviazione.
«Ritenendo che ci fossero elementi evidenti di colpa anche nei confronti di questa persona – conclude Mary Paolella di Giesse – tramite il nostro legale fiduciario è stata avanzata una richiesta di opposizione all’archiviazione che il Gip Francesca Mirabelli ha prontamente accolto, disponendo un supplemento di indagine. Attendiamo ora l’esito anche di questa ulteriore posizione».
Il processo potrebbe prendere il via ad ottobre, solo per le ostetriche o anche, dunque, per un terzo sanitario presente quella sera in reparto.
Le precisazioni dei legali di una delle ostetriche coinvolte
Con riferimento all'articolo pubblicato in data odierna sulla vicenda del neonato deceduto presso l'Ospedale di Polistena, gli avvocati Luca Cianferoni e Antonio Papalia, nell'interesse di una delle due ostetriche imputate, intervengono per precisare quanto segue.
«L'articolo dà conto della richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal Pubblico Ministero e richiama le conclusioni della consulenza tecnica acquisita nel corso delle indagini preliminari.
È tuttavia opportuno evidenziare che la vicenda presenta profili tecnici e giuridici di particolare complessità e che le valutazioni richiamate costituiscono soltanto uno degli elementi acquisiti nel procedimento, destinato ad essere esaminato nel pieno contraddittorio tra tutte le parti.
Occorre inoltre ricordare che, per i medesimi fatti, le indagini risultano tuttora aperte nei confronti di un altro sanitario, a seguito del supplemento d'indagine disposto dall'Autorità giudiziaria.
L'esito di tale attività investigativa potrà incidere sulla complessiva ricostruzione della vicenda e, conseguentemente, anche sulle valutazioni che saranno rimesse al giudice nell'ambito del procedimento che riguarda le due ostetriche.
Nel pieno rispetto del diritto di cronaca e della delicata vicenda umana oggetto del procedimento, riteniamo pertanto opportuno evitare qualsiasi anticipazione sul merito delle questioni tecniche e giuridiche, nella convinzione che ogni valutazione debba maturare esclusivamente nelle sedi giudiziarie, all'esito del confronto tra le parti e nel rispetto delle garanzie previste dall'ordinamento».


