La Dda ricostruisce il pressing della cosca sul progetto dell’hub nel porto di Gioia Tauro: curriculum da pilotare, ditte “pulite” e mezzi da controllare per gestire lavoro e consenso. Nella primavera del 2022 il clan stava già studiando il modo per infiltrarsi nell’investimento
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«Amazon sta pianificando quelli che saranno i prossimi investimenti: Gioia Tauro potrebbe essere un progetto, ma in questo momento ci sono ancora degli studi di fattibilità che sono in corso di pianificazione». Dicembre 2022: nell’incontro in Cittadella, la responsabile per le relazioni istituzionali del colosso dell’e-commerce raffredda gli entusiasmi. Nessuno lo dice esplicitamente ma si capisce che l’hub della logistica nel porto non si farà. Almeno non subito. Perché prima di Amazon, lo studio di fattibilità l’aveva messo in piedi la ’ndrangheta. Protagonista: Pino Piromalli “Facciazza”, boss (all’epoca) uscito dal carcere (per lui «il collegio») e smanioso di riprendersi ciò che considera suo dopo che per anni, nella Piana, qualcuno aveva pensato di banchettare in sua assenza.
Il boss Piromalli “studia” l’investimento di Amazon nel 2022
I tempi, in questa storia, non sono una variabile da trascurare: nel mese di ottobre si scopre che un contractor locale è al lavoro nel retroporto per il gigante della logistica. A quei tempi non c’è un dibattito in Calabria sull’investimento ma il boss Piromalli sa già tutto. Da mesi. Nelle carte dell’operazione Res Tauro compaiono due intercettazioni di agosto 2022 e una sintesi investigativa che risale addirittura ad aprile. La cosca è già al lavoro per infiltrarsi – è l’ipotesi della Dda di Reggio Calabria – nell’affare: seguono accertamenti della Procura antimafia che sono il preludio al congelamento dell’investimento che nella conferenza stampa alla Regione diventa «studio di fattibilità in corso di pianificazione». Parole soft che tre anni più tardi si trasformano in “Amazon in fuga dalla ’ndrangheta”, con tutto il peso materiale (in termini di posti di lavoro) simbolico: finché il territorio sarà inquinato dalle cosche gli investimenti gireranno al largo e le occasioni saranno perdute.
Amazon in fuga dalla ‘ndrangheta, Cgil Calabria a Occhiuto e imprenditori: «È ora di prendere posizione»I 5mila euro consegnati al clan Pesce
Le conversazioni di Pino Piromalli sono un déjà-vu: le parole suonano quasi preoccupate per il futuro dei giovani che cercano un lavoro ma per la Dda di Reggio Calabria si traducono nel tentativo di mettere le mani sull’affare progettato in quello che considera il proprio cortile di casa. Sono parole già sentite in molte altre occasioni. Gli inquirenti registrano l’interesse del capo per un’impresa impegnata in subappalto per la realizzazione del polo logistico e prendono nota degli interessi sull’area quando Antonio Zito ‘u Palisi riferisce a Piromalli di aver dovuto consegnare 5mila euro a un esponente del clan Pesce perché i gruppi di San Ferdinando stavano esercitando «pressioni» proprio in merito ai lavori del capannone Amazon.
Piromalli e Amazon, l’idea di «infilare» i suoi protetti
In un’altra conversazione, invece, “Facciazza” discute dell'importanza del deposito, sottolineando che servirà per la distribuzione in tutta Italia grazie alla vicinanza strategica con il porto. E manifesta un forte interesse per l'indotto, menzionando la necessità di «cinquanta furgoncini» e altrettanti autisti, vedendo nell'hub un'opportunità per «infilare» (cioè assumere) persone a lui vicine.
L’avvocato al boss: «Amazon tutelata ai massimi livelli»
Un avvocato, parlando con Piromalli, osserva che Amazon è un'azienda «tutelata ai massimi livelli» e soggetta a un forte controllo («c'ha gli occhi addosso»), motivo per cui le imprese coinvolte devono essere "pulite" o inserite nelle White List della Prefettura. La risposta è quasi inaspettata: «Perfetto! E a noi questo ci fa piacere!». Quasi una sicurezza strategica: quando la sorveglianza riguarda i grandi investimenti economici del territorio si possono aggirare i controlli attraverso l'uso di imprese formalmente limpide.
Amazon, le due intercettazioni del boss Piromalli
Nella prima delle trascrizioni – quella del 27 agosto 2022 – finite nella chiusura indagini di Res Tauro, Piromalli inizialmente chiede «ah, Amazon… sai che è?». Poi dimostra di sapere molto: spiega che l'azienda vuole fare un deposito strategico per la distribuzione in tutta Italia sfruttando la vicinanza al porto. E discute apertamente del potenziale occupazionale dell’impresa.
Due giorni dopo parla con un avvocato e torna sull’argomento. Introduce il tema dicendo: «So che viene l'Amazon lì...». Il legale fornisce dettagli tecnici e relazionali sulla costruzione del polo logistico. Spiega di essere stato contattato per mediare sulla disponibilità di un terreno e sulla scelta delle imprese e si sofferma sulla necessità di inserire aziende in White List perché Amazon non può inciampare su certi controlli. I due parlano, infine, inoltre del sistema di assunzioni tramite agenzie interinali e della possibilità di far pervenire i curriculum di suo interesse. Quella del professionista intercettato con il boss sembra più di una consulenza, quasi un’adesione ideologica al pensiero del vecchio boss: «Se mi chiedessero di andare sulla... in guerra per voi... io lo farei».
L’idea di usare le agenzie interinali
Questa volta non serve schierarsi in battaglia, basta trovare il modo di entrare nell’affare. L'intenzione della cosca Piromalli sembrerebbe, per gli investigatori, quella di utilizzare le agenzie interinali come un canale mediato e apparentemente legale per infiltrare lavoratori di propria fiducia all'interno del nuovo hub logistico. L'avvocato spiega a Piromalli che Amazon non assume direttamente ma si organizza tramite agenzie. Si impegna quindi a compiere ricerche per identificare con precisione quali siano queste agenzie incaricate della selezione del personale. Una volta individuate le agenzie, promette di fornire alla cosca l'indirizzo a cui inviare le candidature e, soprattutto, le indicazioni su "come scrivere" e "cosa scrivere" nelle domande di assunzione o nei curriculum, per massimizzare le probabilità di successo. Poi si propone come centro di raccolta per i nominativi dei soggetti segnalati dalla cosca (figli, generi o persone vicine ai sodali). Dice che prenderà "cognome e nome" e che farà pervenire i curriculum dicendosi pronto a rispondere se le agenzie dovessero chiedere informazioni su "quelli che sono" i candidati. Tutto pensato per sistemare i suoi e ribadire il controllo sociale sul territorio. Com’è finita? Di Amazon a Gioia Tauro non se ne parla più.



