Blitz dei carabinieri di Milano contro le infiltrazioni della 'ndrangheta in Lombardia. Eseguite nove ordinanze di custodia cautelare in carcere e 22 decreti di perquisizione
Antonella Accroglianò avrebbe avuto rapporti con esponenti della ‘ndrangheta delineando così ‘preoccupanti infiltrazioni di associazioni mafiose nella pubblica amministrazione’
La Dda di Catanzaro dopo aver chiuso il cerchio sulla maxi operazione contro i Grande Aracri, che ha dato il via alle inchieste gemelle nel nord Italia, nome in codice Aemilia, ha chiesto il rinvio a giudizio per sodali e affiliati al clan di Cutro
Fermati, in esecuzione di un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Dda di Reggio, quattro persone a Gioia Tauro. Sono Biagio Guerrini, 51 anni, Gennaro Paolillo, 31 anni, Rocco Ivan Stillitano, 52 anni, Francesco Cosoleto, 37 anni. Per gli inquirenti sarebbero vicini alla cosca di 'ndrangheta dei Piromalli, egemone a Gioia.
Il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria esprime tutte le sue preoccupazione per le reali intenzioni dello Stato nella guerra alle mafie, che dominano il Mezzogiorno e ne ostacolano la crescita
Il presidente Oliverio ha partecipato questa mattina al convegno “Indottrinamento mafioso e responsabilità genitoriale: l’orientamento giurisprudenziale del tribunale per i minorenni di Reggio Calabria”, tenutosi nella prestigiosa sala Koch del Senato e organizzato dal Garante per l’infanzia della Regione Calabria e dall’ambasciatore Francesco Maria Greco.
La sorella di Lea Garofalo contro Libera e gli sceneggiatori del film 'Lea': 'Una storia poco veritiera. Mia sorella non era così'. E non risparmia duri attacchi a Don Ciotti.
Una madre e una figlia coraggio che mettono al centro il senso della vita rispetto alla malavita organizzata e al destino di sottomissione delle donne di clan: in onda stasera il film diretto da Marco Tullio Giordana
♠Era riuscito a scappare all’ordine di arresto scattato con l’operazione della Dda di Catanzaro, nome in codice Itaca, che aveva portato in carcere 25 persone ritenute componenti della cosca Gallace-Gallelli
Luigi Mancuso, ritenuto boss dell'omonimo clan di Limbadi, è stato assolto dalle accuse di ripetuta violazione della sorveglianza speciale perchè il fatto non sussiste